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I nostri ospiti illustri

Nome dell'ospite
C. Bortolin, S. Roca, G Vitiello
Vi presentiamo l'ospite
Tre noti istruttori di Orientamento Mobilità ed autonomia personale ci ilustrano il percorso formativo e la figura professionale dell’ istruttore, in un momento storico delicatissimo, in cui finalmente comincia ad essere opinione comune che questo professionista sia formato adeguatamente, nonostante ciò, ancora qualcosa c’ è da fare perchè si arrivi ad una vera e propria standardizzazione dell’ iter formativo sul piano legale. nel frattempo è bene che gli utentied i loro familiari inizino ad avere strumenti di valutazione della qualità dei servizi resi.
Intervento
L’ operatore di Orientamento Mobilità ed Autonomia Personale
Testo
L’ operatore di
Orientamento Mobilità ed Autonomia Personale
Di Giovanni Bosco Vitiello, Simona Roca, Corrado Bortolin

Introduzione
Con il presente intervento ci proponiamo di sintetizzare le problematiche della formazione e del riconoscimento della figura professionale del "Tecnico dell’ educazione e della riabilitazione in Orientamento Mobilità per disabili visivi" e quella del "Tecnico dell’ educazione e della riabilitazione in Autonomia Personale per disabili visivi" (d’ ora in poi Istruttore di OM e/o AP) quali operatori specializzati nei processi educativi e riabilitativi per l’ autonomia delle persone minorate della vista.
Il presupposto e la finalità dei loro interventi specialistici sono il minorato della vista nella sua accezione di soggetto sociale, vale a dire di protagonista chiamato a sviluppare, nel tempo, le competenze che lo mettano in grado di agire e negoziare in un contesto socio-economico e culturale in modo consapevole, autonomo, responsabile e flessibile.
Il suo essere sociale - in verità il nostro essere sociale - è, in effetti, da considerarsi propedeutico a qualsiasi progetto che debba, o possa, essere sviluppato per una partecipazione alla vita familiare, sociale, culturale e lavorativa. Divenire ed essere autonomi significa, anche, poter concertare con le parti sociali il ruolo che possiamo/dobbiamo assumere sul palcoscenico della vita ed esserne responsabilmente attori.
La “Ricerca di base sui non vedenti” ha evidenziato quanto segue: “Per quanto riguarda i lavori domestici, la grande maggioranza delle donne non vedenti tende ad occuparsi regolarmente della pulizia della casa (72%) e dell’uso degli elettrodomestici (65%), mentre gli uomini tendono a disinteressarsene e semmai ad occuparsi un po’ di più delle piccole riparazioni (40%), che in genere comunque sono delegate nella maggior parte dei casi. Per muoversi fuori casa, solo la minoranza dei non vedenti fa uso di ausili come il bastone bianco (27%) e/o il cane guida (5%), mentre nella maggior parte dei casi (57%) tende ad usare l’accompagnatore.“.
Ciò significa che gli operatori dei processi riabilitativi ed educativi devono supportare il minorato della vista affinché sia posto, sempre più, nelle condizioni migliori per potersi orientare nella complessa trama delle sollecitazioni sociali e nella gestione delle relazioni e risorse storicamente definite.
Così il "come fare" diviene, o meglio dovrà divenire, una risposta appropriata e conseguente al "cosa fare" e "perché fare", nella consapevolezza che i processi decisionali non sono esclusivamente logico formali ed ogni prassia non è un mero atto motorio.

Quindici anni di cambiamenti
La figura professionale dell’ Istruttore di OM ed AP è nata e si è evoluta proprio per supportare i processi di partecipazione attiva nell’ ambiente scolastico, lavorativo, sociale e culturale di appartenenza.
Il modello formativo elaborato e fatto proprio dall’ Associazione Nazionale degli Istruttori di Orientamento Mobilità ed Autonomia Personale (d’ ora in poi ANIOMeAP) ha recepito le più innovative istanze metodologiche e didattiche elaborate a livello internazionale nel rispetto, però, della cultura e dell’ esperienza italiane ed è il risultato di un confronto costruttivo con le principali istituzioni storiche italiane per e di non vedenti.
L’ attenzione posta dall’ ANIOMeAP ai concetti di riabilitazione posti in essere dalla legislazione nazionale e l’ esperienza diretta dei propri associati impegnati negli interventi territoriali individuali ed individualizzati, hanno permesso di formulare una progettualità riabilitativa specifica che gioca la propria efficacia nella formazione e qualificazione professionale degli operatori.
A quest’attenzione - per il controllo qualità dell’ offerta formativa e per la fedeltà sostanziale al nucleo metodologico - ha fatto riscontro una differenziazione delle denominazioni che identificano queste due specifiche figure professionali. Tale differenziazione ha rispecchiato l’ evoluzione e l’elaborazione/aggiornamento dei processi formativi, ma la mancanza di un centro nazionale di formazione professionale ha reso problematica la situazione con l’ emissione di differenti attestati di formazione/qualificazione da parte di istituti tanto pubblici quanto privati.
L’ Associazione ha provveduto quindi ad individuare tutti i corsi di formazione professionale realizzati in Italia a partire dal 1989 che siano conformi al modello formativo condiviso con l’ Unione Italiana Ciechi (UIC), l’ Istituto Ricerca Formazione Riabilitazione (I.Ri.Fo.R.) ed il Movimento Apostolico Ciechi Sud Tirolese di Bolzano.

Anno Ente di Formazione Ente che ha rilasciato il titolo Denominazionedel titolo
19851987 Istituto IRIS, Hamburg - D Istituto IRIS Istruttore di Orientamento e Mobilità per minorati della vista
1989 Istituto dei Ciechi di Milano Regione Lombardia Istruttore di Orientamento e Mobilità
1990 Istituto "S.Alessio" Istituto San Alessio Educatore per minorati della vista
1992 Istituto St. Raphael - Bolzano Provincia Autonoma di Bolzano Istruttore della riabilitazione per persone non vedenti e minorate di vista
1996 I.RI.FO.R. Roma I.RI.FO.R. Riabilitatore per minorati della vista
1996 Provincia di Firenze Regione Toscana Istruttore per minorati della vista (OM)
1996 Provincia di Firenze Regione Toscana Istruttore per minorati della vista (AP)
1999 I.RI.FO.RRoma IRIFOR Operatore dell’ educazione e della riabilitazione dei minorati della vista
2002 Blindenapostolat sud Tirol Regione Autonoma Trentino Alto Adige - Provincia di Bolzano Tecnico dell’ educazione e della riabilitazione in Orientamento Mobilità per minorati della vista
2004 Blindenapostolat sud Tirol Regione Autonoma Trentino Alto Adige - Provincia di Bolzano Tecnico dell’ educazione e della riabilitazione in Orientamento Mobilità e Autonomia Personale per minorati della vista

A fronte di questa situazione, in cui la sovrapposizione storica ha prodotto un’ apparente frammentazione del profilo professionale, l’ Associazione ha individuato una propria strategia con l’ obiettivo fondamentale di conseguire l’ uniformità dei titoli equipollenti come requisito per il riconoscimento formale, tanto a livello nazionale quanto europeo perché ciò che accomuna tutti questi corsi è la condivisione del modello formativo

Il modello di formazione professionale è caratterizzato da un modulo formativo e da un modulo operativo. Il primo, destinato alla formazione tiflopedagogica e clinica, è finalizzato alla comprensione della problematicità specifica dell’ autonomia dei minorati della vista. Il modulo operativo è qualificato, invece, da un rapporto individuale docente allievo in cui quest’ ultimo simula situazioni di cecità e/o di ipovisione al fine di codificare l’ organizzazione spaziale e motoria in funzione non visiva. In questo modo ha l’ opportunità di individuare strategie idonee ed efficaci alla trasmissione di contenuti specifici. La simulazione di insegnamento (teachback), la redazione del protocollo di lavoro (notebook) ed infine lo svolgimento del tirocinio attivo e dei documenti conseguenti fanno sì che l’attenzione e la priorità siano spostate dalla “conoscenza” alla “competenza” e dall’insegnamento all’apprendimento. Ciò assicura lo sviluppo di una pedagogia innovativa che attribuisce al discente un ruolo centrale in questi processi formativi dove insegnamento e apprendimento diventano intercambiabili in quanto conoscenze e competenze. A tale riguardo diviene necessario valorizzare l’apprendimento non solo formale ma anche informale e lo scambio di buone pratiche sia a livello locale che regionale, nazionale e in ambito comunitario. Questa metodologia è innovativa ed efficace e ben risponde alle istanze suggerite dalle più recenti ricerche in materia di formazione professionale. I docenti dell’ area operativa hanno svolto un training formativo simile.

Sono stati individuati in Italia undici Corsi di Formazione, realizzati da sei diversi enti che hanno provveduto ad emettere otto diverse tipologie di attestati con relative differenti denominazioni di qualifica professionale.
A fronte di questa stratificazione oggettiva - ma con una propria intrinseca coerenza sostanziale - l’ Associazione si è fatta carico di dare omogeneità formale ai diplomi al fine di garantire la spendibilità della professione nel mercato del lavoro.
La realizzazione di questa importane azione come condizione necessaria per il riconoscimento professionale è stata possibile grazie alla collaborazione e disponibilità del “Blindenapostolat Sud Tirol” nell’ambito dei corsi di formazione professionale organizzati in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano ed il Fondo Sociale Europeo.
Dopo aver individuato i competenti uffici regionali preposti alla formazione, nel 2003, si è resa possibile la conversione dei titoli equipollenti nelle seguenti tre denominazioni:
Tecnico dell’ educazione e della riabilitazione in Orientamento Mobilità per disabili visivi
Tecnico dell’ educazione e della riabilitazione in Autonomia Personale per disabili visivi
Tecnico dell’ educazione e della riabilitazione in Orientamento Mobilità ed Autonomia Personale per disabili visivi
Queste tre denominazioni esauriscono tutte le possibili variabili formative fin qui occorse trattandosi talvolta di corsi monovalenti tal altri bivalenti.
Questo tipo di denominazione, inoltre, tiene conto di diverse istanze:
"Tecnico": persona competente nella parte pratica e strumentale di una disciplina. In tal modo non viene a sovrapporsi con altre figure più strettamente psicopedagogiche.
"Educazione": metodico apprendimento di principi validi a determinati fini e valori. Vi è il riconoscimento dell’ opportunità di un precoce intervento sin dalla prima infanzia alla formazione di uno stile di personalità autonoma anche attraverso specifiche performance e capacità.
"Riabilitazione": recupero funzionale di abilità compromesse ove si riconosce che l’ evento traumatico della perdita della vista richiede una revisione profonda delle abilità e conoscenze pregresse.

Il profilo professionale
L’attività di OM e/o AP è venuta configurandosi, sempre più, come un’attività multifattoriale perché nel tempo ha recepito le più innovative istanze tiflopedagogiche e gli orientamenti internazionali in materia di formazione e riabilitazione.
L’ intervento precoce e la precocità di intervento hanno richiesto una revisione dei processi formativi e professionali al fine di consentire all’ operatore:
una migliore comprensione dei più rilevanti elementi che sono alla base dei processi sui quali si focalizza l’ intervento riabilitativo e/o terapeutico-educativo specifico in età evolutiva, adulta e senile secondo quanto indicato dall’ ICF
la massima collaborazione con l’ équipe medico psico-tiflo-pedagogica, con la famiglia, con le diverse agenzie educative e di servizio e con tutti gli altri professionisti.
Pertanto, gli istruttori di OM e/o AP (come vengono tradizionalmente chiamati) operano nell’ ambito della prevenzione, cura e riabilitazione funzionale dei soggetti affetti da patologie visive degenerative e permanenti - nonché associate ad un profilo multideficitario - utilizzando attività espressive, prassico-operative, manuali-rappresentative, ludiche e della vita quotidiana anche con l’ uso di ausili specifici.
Gli istruttori di OM e/o AP con riferimento alla diagnosi, alla prognosi ed alle prescrizioni del medico e del tiflologo - nell’ ambito delle loro competenze ed in collaborazione con tutte le figure sociosanitarie ed in particolare la famiglia - effettuano una valutazione funzionale del soggetto ed elaborano, in équipe multidisciplinare, un programma riabilitativo e formativo nello specifico asse della mobilità e dell’ autonomia.
Gli obiettivi preliminari del suo piano di lavoro sono volti:
all’individuazione ed al superamento dei bisogni;
alla ricognizione delle risorse e dei servizi territorialmente disponibili;
all’avviamento della persona con disabilità visiva e con eventuali altri deficit verso l’ autonomia personale e la mobilità autonoma nell’ ambiente di vita quotidiana e nel tessuto sociale.
L’ operatore realizza il piano terapeutico riabilitativo condiviso per lo sviluppo delle aree di propria competenza e si rivolge quindi a "pazienti" d’ogni età :
Prima infanzia (0-3 anni)
Seconda infanzia (3 -12 anni)
Adolescenza (12-18 anni)
Età adulta (18-64 anni)
Età presenile e senile (³ 64 anni)
Egli progetta il proprio operare in modo da:
attuare interventi esclusivamente individuali ed individualizzati in OM;
attuare attività individualizzate tanto individuali che di gruppo in AP; promuovere il recupero e l’ uso ottimale di funzioni finalizzate al reinserimento, all’ adattamento e all’ integrazione dell’ individuo nel proprio ambiente personale, domestico e sociale;
individuare ed esaltare gli aspetti motivazionali e le potenzialità di adattamento dell’ individuo;
partecipare alla scelta e all’ ideazione di specifici ausili e facilitatori;
proporre, ove necessario, modifiche dell’ ambiente di vita (barriere architettoniche e percettive)
promuovere azioni educative verso il soggetto in trattamento, la famiglia e la collettività;
verificare le rispondenze tra la metodologia riabilitativa attuata e gli obiettivi di recupero funzionale e psicosociale;
svolgere attività di studio e ricerca, di didattica e di supporto in tutti gli ambiti in cui è richiesta la sua specifica professionalità;
contribuire alla formazione del personale di supporto e concorrere direttamente all’ aggiornamento relativo al loro profilo professionale;
svolgere attività professionale in strutture socio-sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale.
Per assicurare questi livelli prestazionali l’ istruttore di OM come quello di AP scansiona la propria attività tenendo presenti tre aspetti fondamentali:
Valutazione. Lo specialista in OM e AP usa appropriate tecniche di osservazione in entrata; somministra, interpreta ed utilizza strumenti di valutazione specifici; interpreta ed utilizza i referti di valutazione e li correla con i campi sanitari ed educativi per programmare le attività a breve, medio e lungo termine. Utilizza ed interpreta tanto le lezioni individuali quanto le esperienze di "drop-off" per esprimere una valutazione delle capacità e performance in funzione della sicurezza, responsabilità ed autonomia.
Riabilitazione. lo specialista applica metodologie, didattiche e tecniche riabilitative specifiche della propria disciplina. Attua piani di intervento individualizzati definendo con precisione obiettivi, tempi e metodi per raggiungere e consolidare performance specifiche. Utilizza un sistema di linguaggio appropriato e tecniche specifiche per il deficit visivo. Fa uso di strumenti per la mobilità e/o l’ autonomia.
Monitoraggio. Durante le attività l’ operatore gradua e mantiene una giusta distanza fisica e psicologica per rafforzare la consapevolezza di autonomia dell’ utente. In questo modo diviene ragionevole prevedere e valutare l’ effettivo grado di appropriazione di gesti e di comportamenti di indipendenza e responsabilità nella gestione della propria persona.



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