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I nostri ospiti illustri

Nome dell'ospite
Giovanni Bosco Vitiello
Vi presentiamo l'ospite
Giovanni Bosco Vitiello è istruttore diOrientamento, mobilità ed autonomia
> personale per non vedenti ed ipovedenti diplomato con specializzazione
I.ri.fo.r nel 1996
> è operatore per l’ integrazione dei disabili visivi specializzatosi con
> Master presso l’ Università di Ferrara nell’ anno accademico 2003/04
> è docente ai corsi di aggiornamento per insegnanti, operatori e genitori
> è docente ai corsi di formazione per istruttori di O.M. e A.P.
> è Presidente Nazionale dell’ ANIOMAP (associazione nazionale istruttori di
> O.M. &A.P.)
> Attualmente svolge attività di consulenza e di attività di Om e Ap
> convenzionato con il servizio sanitario nazionale
> ---
Intervento
INTERVENTO RIABILITATIVO DI ORIENTAMENTO E MOBILITA’
Testo
Mi chiamo Giovanni Bosco Vitiello e sono un istruttore di Orientamento Mobiltà ed autonomia Personale per minorati della vista. Mi occupo di riabilitazione e formazione. Accolgo con piacere l’ invito della dott.ssa Gargiulo.
Questo mio intervento si propone di sollecitare il dibattito sulla mobilità delle persone minorate della vista e spero di argomentare tutti gli aspetti che riguardano questo tema. L’ argomentazione che segue si propone di mettere in evidenza il carattere eminentemente riabilitativo dell’ orientamento e della mobilità in quanto momenti fondamentali ed irrinunciabili per il raggiungimento di un livello ottimale di autonomia della persona minorata nella vista.
L’ AUTONOMIA in quanto stile di vita, modalità del pensiero e valore da conseguire è il presupposto essenziale e non scontato per la validità di questo discorso.
La specificità riabilitativa in quanto tale, e quindi anche del training di Orientamento e Mobilità, deve emerge quale momento che si colloca ed integra in una pluri-dimensionalità qual è la persona. (schema "Quadro generale per la mobilità")
Anche la Legge italiana ha recepito la necessità di una revisione profonda e radicale del concetto di riabilitazione che non può essere solo ristretta ad un meccanismo di riattivazione locale di una qualche parte anatomica. "La Legge-quadro per l’ assistenza, l’ integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate" del 9 gennaio 1992 ha riconosciuto la dimensione globale e problematica della riabilitazione e, quel che è più importante, ha colto la necessità di lavorare sulla parte sana della persona, oltreché su quella malata. Cioè non solo su ciò che non c’ è o non c’ è più, ma su tutto ciò che rimane oltre l’ entità della minorazione. (schema "Legge-quadro"). Non è il caso di discutere il grado di attuazione di questa legge. La sua applicazione richiede una revisione radicale del nostro (di tutti) modo ordinario di concepire l’ assistenza, la riabilitazione, l’ integrazione e la responsabilità non è solo delle istituzioni e dei burocrati. Questa Legge merita di essere studiata e meditata.
Ora cercherò di spiegarvi cosa sono l’ orientamento e la mobilità e la sua natura riabilitativa.
La minorazione visiva in termini pragmatici, a seconda della sua entità e qualità, compromette o annulla la possibilità di modulare anticipatamente i propri comportamenti in riferimento a segnali ambientali di tipo visivo. Non è quindi una patologia che compromette direttamente la deambulazione bensì interferisce con i procedimenti di ricognizione dello spazio, cioè di rilevamento delle strutture e degli oggetti che lo costituiscono. Questa è una operazione preliminare e necessaria ad una deambulazione sicura e che, quindi, essendo limitata dalla minorazione visiva compromette l’ autonomia motoria della persona.
E’ estremamente importante chiarire a noi stessi, quando pensiamo ad un programma di autonomia, la specificità della minorazione visiva, perchè dobbiamo distinguere le sue conseguenze immediate da quei problemi ed ostacoli che debbono essere ricondotti alle valenze psico-emotive e socio-culturali che noi le attribuiamo. Non si vuole negare o sminuire la portata di queste valenze, ma, molto più semplicemente, affermare che queste valenze vengono a limitare fortemente la nostra capacità di pensare in termini di autonomia e di vedere le possibilità dell’ altrui autonomia.
L’ orientamento e la mobilità possono essere caratterizzati in modo semplice come la capacità di determinare e controllare la propria e altrui posizione o spostamenti all’ interno di un quadro concettuale di riferimento e di camminare in luoghi conosciuti e sconosciuti in modo sicuro per sé e per gli altri.
Una volta che abbiamo riconosciuto lo specifico della minorazione visiva sul piano pragmatico possiamo individuare almeno tre fronti sui quali l’ intervento di orientamento e mobilità si deve impegnare:

v materiale: trovare degli ausilii che suppliscano all’ impossibilità di anticipazione
v cognitivo: costruzione dello spazio, progettualità del percorso, verifica
v psicologico: immagine di sé, la relazione con gli altri

Riconoscere che queste aree sono fortemente connesse ed integrate non significa che esse siano confuse.
Non è possibile, in questa sede, esplicitare le modalità di riabilitazione in ciascuno di questi piani; ci limitiamo semplicemente a tracciare una linea guida per la costruzione dei concetti fondamentali per l’ orientamento e la mobilità attraverso un training opportunamente strutturato.
Tra tutti i sensi la vista possiede sicuramente la maggior capacità di ricognizione a distanza, ma non è la sola a godere di questa proprietà: seguono l’ udito, l’ olfatto, il tatto che è un rilevamento per contatto ma possiede un raggio di azione pari alla lunghezza del nostro braccio. Ciascuno dei sensi ci dà informazioni rilevanti sulla costituzione e sulla struttura dello spazio circostante. Non si vuole affermare la commutatività delle specificità sensoriali, ma solamente che le informazioni visive non esauriscono la totalità delle informazioni spaziali. Si tratta prioritariamente di operare una riabilitazione del potenziale sensoriale, cioè di tutto ciò che rimane oltre l’ entità della minorazione visiva e di un uso del potenziale visivo ove sussista; più specificatamente è necessaria una riabilitazione dei sensi residui in funzione della costruzione dei concetti spaziali.
Vi risparmio l’ elenco dettagliato degli esercizi ma fidatevi che è attraverso un training strutturato che il non vedente apprende a leggere le proprie percezioni ed a comprendere come le proprie sensazioni abbiano la loro ragione nella realtà fisica. Questo processo di riabilitazione è nello stesso tempo il procedimento di costruzione dei concetti spaziali. La natura pratica e operativa del training permette la costruzione di concetti la cui potenza formale (rette parallele e perpendicolari, forme geometriche etc.)si misura nella possibilità di manipolare e controllare lo spazio circostante. Uno spazio la cui dimensione è proporzionale all’ età, agli interessi, allo stile di vita, alle condizioni di salute, alle capacità cognitive, alle determinanti socio culturali ed a molti altri fattori. E’ uno spazio, spesso, molto più ampio di quanto non possiamo immaginare e che, attraverso un processo graduale, porta la persona non vedente a percorrere distanze che prevedono di affrontare molte e differenti difficoltà come attraversamenti di strade, di semafori, l’ utilizzo di mezzi pubblici e via dicendo per raggiungere i luoghi di interesse (ufficio, casa, scuola, posto di lavoro ...), gli spazi di socializzazione (bar, gelaterie, cinema) e quant’ altro e ciò comporta aspetti progettuali, decisionali e relazionali che sono la logica conseguenza dell’ autogestione negli spazi urbani.
E’ possibile, mediante l’ utilizzo di strumenti adeguati alla mobilità e con esercizi riabilitativi di discriminazione uditiva, tattile, cinestesica e del potenziale visivo, avvertire a distanza la presenza di un muro, di aperture, un’ auto parcheggiata, un albero o un palo, è possibile distinguere acusticamente diversi materiali di costruzione, è possibile comprendere la direzione di una strada e le sue caratteristiche principali, le forme degli incroci e comprenderne i principi del regolamento stradale (stop, dare precedenza, semaforo), è possibile attraversare semafori solo basandosi sul rumore del traffico.
Il training si propone non solo di potenziare le capacità latenti ma anche di portare a consapevolezza i limiti strutturali non altrimenti superabili.
L’ autonomia è una misura strettamente individuale e si gioca sulla valutazione ponderale tra competenze personali e provocazioni ambientali. Per affrontare con sicurezza un compito è necessario che tale peso sia a favore delle competenze personali

QUADRO SINTETICO DI ALCUNE VARIABILI PER LA MOBILITA’
v piano cognitivo
Ø sviluppo dei concetti
Ø ragionamento logico
Ø strategie risolutive di problemi
Ø prendere decisioni
Ø memoria
Ø verbalizzazione
Ø capacità di utilizzo del potenziale sensoriale
Ø ...

v piano affettivo-emotivo
Ø mentalità
Ø motivazione
Ø valori ideali
Ø paura
Ø schema attribuzionale
v ....

v piano fisico motorio
Ø equilibrio e coordinamento
Ø portamento ed andatura


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